Trieste, città del caffè

In origine erano i Turchi

Trieste città del caffè con 10 chili a testa, prima d’Italia per consumo della bevanda nera e anche città dei caffè che ne esprimono bene lo spirito. La nostra passeggiata da flâneur è stata ispirata dalla Maison di produzione Hausbrandt che ha compiuto 130 anni legando in oltre un secolo di vita il proprio nome alla città friulana e alla sua cultura, interpretandone lo stile e il sapore. Un bel racconto di alcuni caffè nella sua pubblicazione celebrativa H&TS, Hausbrandt e Trieste – Cultura e commerci mitteleuropei 1892-2023, edita da antiga edizioni con una veste grafica che illustra anche lo stile giocoso ed ironico del triestino. Siamo stati accompagnati dalla guida appassionata Donata Ursini che tra un caffè e l’altro ci invita a rivolgere lo sguardo verso l’alto sbirciando i palazzi

Il caffè ci riporta immediatamente ai Turchi grazie ai quali la l’”amararia”, bevanda considerata eccitante, corroborante e medicamentosa all’inizio, entra in città. La piccola Vienna sul mare, com’è chiamata Trieste, apre la sua prima caffetteria pubblica nel 1748, dopo il primo caffè pubblico viennese nel 1643 e quello veneziano vent’anni dopo. Il capoluogo friulano è inscindibile dalla storia dell’Impero Asburgico, del quale fa parte dal 1382 e di cui diventa la terza città. Per una felice intuizione di Carlo VI ne diviene il porto di riferimento superando la candidatura di Fiume che a suo svantaggio ha un golfo con un arcipelago di isole, non ideale per lo sbarco. Se per lungo tempo Trieste resta una piccola città che vive di pesca e dell’attività delle saline, presenta comunque un’economia autonoma che la mette sotto le mire di Venezia; poi, diventando Porto franco, inizia la sua grande espansione.

 

Un mosaico di culture

All’inizio arrivano i mercanti veneziani che poi cominciano a fermarsi quando la città si ingrandisce diventando così un mosaico di culture, non solo una città multietnica, perché non si tratta di semplice coabitazione ma di una fusione che si trova a tanti livelli, a cominciare dalle famiglie e la città del caffè è anche questo. Quando nel 1740 sale al trono Maria Teresa d’Austria la città si proietta nel futuro: vengono chiuse le saline per creare spazio a nuove abitazioni così da invitare i mercanti a trasferirvi la loro residenza non potendosi la città espandere verso l’altopiano carsico poco adatto per la sua conformazione a sopportare il peso di intere città. Da quel momento Trieste assume il volto di una capitale bianca, dai bei palazzi curati e dall’atmosfera ariosa, dove i traffici brulicano ma il passo della gente è lento. “Pian e bene” è il motto di ogni triestino che in sé ha tante anime.

Città del caffè e dei libri

A Trieste ci sono tanti caffè e tante librerie, caffè dove si legge, si scrive e si lavora, dove ci sono spazi libreria e viceversa librerie con un angolo dedicato al caffè perché qui l’operatività ha il ritmo delle onde e non rinuncia alla ritualità del gusto e al piacere dello spirito. Il lavoro per il triestino infatti non deve infatti sottrarre tempo al mare. La nostra passeggiata comincia in compagnia di Italo Svevo che incontriamo in Borgo Giuseppino, luogo di scuole commerciali. La sua statua è di fronte a Palazzo Bisernini dove c’era la biblioteca civica che lo scrittore frequentava e dove a breve sarà realizzato il Museo della Letteratura.

A metà Ottocento i caffè erano una quarantina e il loro successo è legato al senso dell’ospitalità locale, da mediterranei del nord che, riservati, preferiscono incontrarsi fuori da casa.

Ci avviamo così verso piazza Venezia dove possiamo vedere il monumento dedicato a Massimiliano d’Austria eretto per volontà del fratello Francesco Giuseppe dove incontriamo un grazioso caffè in stile d’antan, l’Antica Tostatura che però non fa parte dei caffè storici. Qui, diversamente dal Borgo Teresiano, quello che si sviluppa intorno a Piazza dell’Unità d’Italia, ci viveva la borghesia ma non i mercanti più ricchi. A due passi dalla piazza incontriamo l’unica torrefazione rimasta in città che oggi possiamo vedere nell’aspetto degli anni Quaranta del Novecento, La Triestina, dato che una legge vietò la produzione di fumi e vapori nell’insediamento urbano.

 

Città del caffè e delle latterie

I caffè si moltiplicano rapidamente a metà Ottocento e poi nuovamente nella prima metà del Novecento quando diventano luoghi di incontro, non più solo di nobili, ma appunto di letterati e borghesi e delle latterie codificando un linguaggio tutto triestino di ordinare il caffè. Ci sono ben dodici modi di chiederlo. Un locale non chiederebbe mai un espresso ma un ‘nero’ e se si vuole un cappuccino, ‘un capo in b’, un caffè doppio con poco latte, due dita di schiuma densa, servito in un bicchierino di vetro sfaccettato in modo che d’inverno lo si potesse bere senza togliersi i guanti che sarebbero scivolati su un bicchiere classico. Per avere un cappuccino classico, ad esempio, bisogna chiedere un caffellatte, per un caffè con poca schiuma un gocciato, per un caffè macchiato un capo, per l’espresso in bicchiere un Nero in B.

 

Piazza dell’Unità d’Italia, simbolo della città del caffè

La grande piazza è realizzata sulle palafitte perché una larga parte dell’attuale piazza era occupata un tempo dal porto. Qui spiccano il Palazzo del Governo in stile neorinascimentale con mosaici, costruito in pietra istriana, bianca, che gli conferisce una grande leggerezza; il palazzo del Comune in stile eclettico la cui grande facciata copre edifici precedenti (e dove si trova anche l’info point turistico) e ancora l’edificio della compagnia di navigazione Lloyd. Altri due sono gli edifici sui quali fermare lo sguardo. Su un angolo dove si trova il Caffè Garibaldi frequentato un periodo dal poeta Umberto Saba e anche da Niccolò Tommaseo che oggi però ha perso la sua caratteristica di locale storico sebbene ne conservi le vestigia. 

Non si può dire però di aver visitato la città del caffè e dei caffè senza essere entrati al famoso Caffè degli Specchi, aperto nel 1839, non il più antico, tra dorature e velluti rossi, anche se oggi ha perso il suo sapore e la sua atmosfera. Purtroppo infatti non ci sono più le specchiere originarie che gli hanno dato il nome sulle quali si incidevano gli avvenimenti storici più importanti. Vale la pena certamente soffermarsi sul Palazzo originariamente appartenuto al mercate greco Niccolò Statti che ne aveva fatto una casa fondaco dove aveva aperto un caffè greco. Con il tempo la sua mutata situazione economica lo costrinse a venderlo e oggi è proprietà delle Assicurazioni Generali. In alto una grande scultura si erge come un rebus che indica ai triestini come vivere la vita. La città, che è donna, ha una mano, la destra, che in segno di protezione si rivolge al passato e alla sua gloria della quale occorre conservare la memoria senza dimenticare di guardare e di costruire il futuro. La mano sinistra della donna è infatti aperta verso una ruota dentata, simbolo dell’industrializzazione e il prototipo della prima locomotiva a vapore in segno di auspicio del collegamento ferroviario della città.

 

Città del caffè sull’acqua

Il mare per Trieste è la vita stessa e ne segna il carattere tanto che ben due caffè sono dedicati alle navi, in particolare il Caffè Rex, moderno che ha la forma di un transatlantico sulle cui colonne si vede la nave Rex e alcune indicazioni. Di fronte l’Antico Caffè Torinese, del 1919, delizioso, costruito come un caffè all’interno di una nave con gli spazi piccoli dimensionati a una realtà galleggiante. Interamente rivestito di boiserie, ha pochi tavoli tutti alle finestre, concepiti come oblò; i tavolini sono fissati a terra e così il cestino, mentre il bel bancone ha i ganci per attaccarvi la borsa e le scaffalature alle spalle sono tutte vetrinette chiuse per proteggersi dal movimento delle onde.

 

A spasso con Saba

Il poeta Umberto Saba lo incontriamo di fronte alle vetrine del Coin sulla strada dove si trova il Caffè Walter con questa struttura stretta e lunga tipica di molti caffè locali proprio di fronte alla Libreria Antiquaria appartenuta al poeta quando l’assegno della zia non gli permetteva più di vivere semplicemente scrivendo. Fu così che acquisto questo spazio pensando di vendere i libri e ritirarsi poi nuovamente nella sua casa. In realtà se ne innamorò cedendola al proprio garzone quando entrarono in vigore le leggi raziali essendo Saba ebreo. Dopo la guerra tornò in possesso della stessa ma apprezzando l’attività del suo custode gliela lasciò in eredità e ancor oggi c’è un discendente dello stesso. 

Caffè e dolci tra sapori del nord e del Mediterraneo

Alcuni caffè in origine erano pasticcerie come Urbanis del 1832 che conserva del passato tracce di un affresco sul soffitto e un mosaico che oltre al nome riproduce creature marine e naturalmente la Bora che soffia. Da non mancare anche le caffetterie pasticcerie Eppinger e La Bomboniera, poco distante, un vero gioiello. Di fronte alla pasticceria Eppinger recentemente è stata aperta la sede della Sacher, un angolo della Vienna più caratteristica, un vero e proprio salotto. 

Se volete gustare o portarvi a casa i sapori dolci della città, i più tipici sono, nel periodo dei Morti, le fave a base di pasta di mandorle di tre colori, rispettivamente al naturale, simbolo della nascita; rosa per la presenza di rosolio che simboleggia la crescita e al cioccolato per addolcire la morte. Così si consiglia di mangiarne sempre tre. Nel periodo pasquale invece la pinza è un pan brioche lievitato che ricorda la spugna con la quale Maria lavò i piedi di Gesù che per la colazione di Pasqua si mangia anche con il Prosciutto cotto tipico della città. Tutto l’anno si trova la Putiza, dallo sloveno Potiza, un dolce lievitato con cioccolato, rhum e frutta secca; e il Presnitz che secondo alcuni deriva sempre da una parola slovena e secondo altri da una corruzione che indicava il Premio per la Principessa Sissi, dato che fu creato per il suo arrivo. A forma di corona indica il ritorno a Trieste periodico di Sissi dai suoi viaggi, realizzato con una sfoglia compatta con frutta secca, canditi e miele. Inoltre sono tipici perché legati al mondo asburgico la Sacher, lo Strudel in varie versioni e i Curabiè, versione locale dei Kiepferl viennesi, biscotti di pasta di mandorle a forma di elmo dei turchi, una metafora del desiderio di mangiare i turchi.

I caffè degli Irredentisti, degli ortodossi e di Illy

Uno dei più noti, in origine il Caffè di Tommaso, è il Caffè Tommaseo, frequentato dal noto intellettuale che ancor oggi conserva anche una parte ristorante, ricco di stucchi e qualche oggetto dell’epoca come i fogli autografati dallo scrittore. 

Nel 1865 apre il Caffè Stella Polare quasi accanto alla Chiesa serbo-ortodossa all’interno di edifici di proprietà di questa comunità molto importante tuttora a Trieste e frequentato anche dalla comunità tedesca luterana. Se si percorre tutto il Canal Grande sul quale si affaccia il caffè fino al mare si arriva a Palazzo Aedes noto come ‘grattacielo rosso’ in città dove c’è una Illy teca e dove si possono prenotare degustazioni. 

Il Caffè San Marco

Ultima tappa della nostra visita alla città del caffè un locale dal sapore veneziano al quale si arriva percorrendo la via XX Settembre in un quartiere che non è proprio il centro storico ma la zona tradizionale della buona borghesia ricca di palazzi Liberty dove vivevano Svevo e Saba. È un grande caffè con specchi e opere varie dove un locale è adibito a libreria, con specchi e stucchi e la particolarità della decorazione a soffitto con foglie di caffè in legno. 

 

Testo e Foto di Sophie Moreau

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