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Luoghi speciali nell’Alto Vicentino: la Malga Pizzegoro e il suo formaggio senza nome

Ci sono luoghi che si portano dietro nomi importanti, capaci di fare un po’ la storia della zona in cui si trovano. Malgrado ciò, restano luoghi semplici, fatti di professionalità e ritualità che sanno d’altri tempi e che portano, però, fino ai giorni nostri delle bontà incredibili. Scrivendo questo, sto pensando a una malga che si trova nell’Alto Vicentino e, più precisamente, nella località di Recoaro Mille. Recoaro Terme è la “zona sciistica” del comune di Recoaro Terme ed è anche un gran posto per passeggiare e scoprire la bellezza delle Piccole Dolomiti.

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Visita alla Malga Pizzegoro

Passeggiando, si sa, è facile che venga fame e cosa c’è di più bello che recarsi in una malga per gustare qualcosa? Ci sono le malghe molto organizzate, dove vengono organizzati dei veri e propri ristori e ci sono quelle in cui entri e chiedi, magari in dialetto, se ti vendono un pezzo di formaggio. La Malga Pizzegoro, luogo che vi racconterò oggi, fa parte di questo secondo gruppo. La Malga Pizzegoro attualmente aperta nella bella stagione è quella detta “nuova”. La vecchia e storica si trova ora alla fine di una pista da sci, a poca distanza da quella nuova.

La malga, come molte altre in tante zone montane, viene data in concessione nella bella stagione e, proprio da maggio a ottobre, diventa la casa estiva di molte mucche di proprietà di più persone che vivono nella zona di Recoaro. La cosa bella di certe malghe è che diventano una sorta di punto di aggregazione per chiunque abbia degli animali da portare in alpeggio. Le mucche in alpeggio producono un latte dal sapore diverso e con valori nutrizionali diversi da quelli del latte invernale. Il risultato è un formaggio spettacolare che si può acquistare proprio alla Malga Pizzegoro.

La malga è aperta alcune ore al mattino e riapre le sue porte nel pomeriggio, verso le 15. Al suo interno troverete la vera e propria anima storica di questo posto: il signor Lino. Da oltre vent’anni è lui il gestore della malga e lui che si occupa di fare il formaggio. Con grande maestria, ora si è lasciato circondare da persone giovani che stanno apprendendo da lui un’arte senza pari. Il suo formaggio non ha nome. Un giorno gliel’ho chiesto, tutto in dialetto ovviamente: Signor Lino, come si chiama il suo formaggio? Lui ha alzato le spalle e detto “boh”. Poi ho fatto una seconda domanda, davanti a due forme diverse di quel formaggio senza nome. Ho chiesto come mai fossero così diversi: lui ha risposto dicendo che un formaggio aveva tre mesi; l’altro sei. Ne ho presa una fetta di entrambi, mi sono seduta fuori dalla malga e le ho gustate come fossero oro colato.

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Dal Signor Lino, su prenotazione, si può acquistare anche la famosa Fioretta, la base degli gnocchi con la Fioretta tipici della zona di Recoaro. C’è sempre la fila per acquistarla come c’è per il suo burro, speciale se si vogliono fare dei dolci che abbiamo, dentro di loro, il profumo e il sapore della montagna.

Non ci sono guide turistiche che parlino della Malga Pizzegoro, così come non c’è una vera e propria accoglienza turistica o un men fatto per chi arriva lì e vuole gustare qualcosa. Ci sono, però, quei “buongiorno, come va?” cordiali da un lato e un po’ “ruvidi” dall’altro. Ruvidi perché la gente di montagna – come il Signor Lino – è così: ruvida, sincera, senza fronzoli. Il formaggio senza nome del Signor Lino è un qualcosa che non si scorda e, per me, rappresenta il gusto estivo delle mie terre.

Articolo e foto di Giovy Malfiori

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