Cosa vedere a Pontremoli, la porta della Lunigiana

Cosa vedere a Pontremoli, la porta della Lunigiana

Era dal momento in cui ebbi l’occasione di scrivere un articolo sul “lupo mannaro di Pontremoli” che fremevo dalla curiosità di visitare questo antico e affascinante borgo della Lunigiana, terra di transito al confine tra Toscana e Liguria nell’entroterra delle province di La Spezia e Massa Carrara, che prende il nome dall’antica città romana di Luni.

Alloggiando a La Spezia, con 45 minuti di treno sulla linea La Spezia-Parma, ho finalmente realizzato il mio desiderio e scoperto una realtà a cavallo tra l’Appennino Ligure e l’Appennino Tosco-Emiliano che consiglio a tutti di raggiungere prima o poi.

Il mio incontro con Pontremoli è avvenuto in un giorno di forte pioggia ma ciò non mi ha impedito di godermi appieno l’esperienza (anche se “saltellando tra una pozzanghera e un’altra”) e ho subito respirato un’atmosfera raccolta e rilassata, in un territorio speciale che dona la sensazione di viaggiare indietro nel tempo e che non è ancora stato preso d’assalto dal turismo di massa.

Lungo la Via Francigena, dove confluiscono il fiume Magra e il torrente Verde, è la meta perfetta per una giornata da vivere senza fretta passeggiando tra le vie del centro storico medievale e i suoi tesori.

Cosa vedere a Pontremoli, la porta della Lunigiana

Le tappe da non perdere a Pontremoli

Innanzitutto, conoscere Pontremoli significa “perdersi” tra le stradine e i vicoletti ombreggiati dalle case in pietra ben curate: scorcio dopo scorcio, si delinea sempre più la sua bellezza che si esalta, in particolare, nelle due piazze maggiori, Piazza Duomo e Piazza della Repubblica, autentico cuore pulsante.

Come suggerisce il nome, su Piazza Duomo svetta la Cattedrale di Santa Maria Assunta, edificata nel Seicento in stile barocco, con facciata rimaneggiata nel corso dell’Ottocento in stile neo-rinascimentale.

L’interno, a navata unica, vanta graziose cappelle laterali e culmina con un’ampia cupola di oltre 40 metri impreziosita da splendidi stucchi ottocenteschi; degni di nota anche gli stucchi del Settecento che adornano il coro e il presbiterio nonché le opere “La nascita della Vergine”, “La Visitazione” e “L’Annunciazione”.

A due passi, si apre Piazza della Repubblica, il “salotto cittadino”, su cui si affaccia il “Campanone“, la maestosa torre che delinea il profilo del borgo e che è l’unica superstite della Fortezza di Cacciaguerra, una sorta di “sbarramento” voluto nel Trecento da Castruccio Castracani per sedare gli accesi scontri tra guelfi e ghibellini.

Rialzata nel Cinquecento, è dotata di una cella campanaria da cui deriva il nome popolare.

Proprio in questa piazza, consiglio per una sosta golosa il raffinato Caffè e Antica Pasticceria degli Svizzeri, arredato in stile Liberty, dove mi sono ristorata con una deliziosa cioccolata calda per smorzare il clima piovoso e umido.

E poi, è il momento dei “ponti di Pontremoli” il cui nome si fa risalire al termine latino “pons tremulus”, un’originario ponte in legno dall’aspetto “tremolante”.

Il più famoso e tra i simboli del borgo è il Ponte della Cresa, che sovrasta il torrente Verde e collega il centro storico con la zona moderna: si tratta di un ponte in pietra costruito nel Trecento che, da allora, nonostante le piene, si è sempre conservato intatto.

Ottocentesco è invece il Ponte dei Quattro Santi, caratterizzato ai bordi dalle statue di Santa Zita, San Francesco d’Assisi, San Gemignano e San Francesco Fogolla.

Fermatevi al centro e ammirate l’emozionante profilo del centro storico con l’inconfondibile Campanone, la cupola del Duomo e il Castello del Piagnaro.

Ancora, di sicuro interesse sono il Ponte del Casotto (o Ponte Stemma), il più a sud, risalente al tardo Medioevo, da cui il panorama è eccezionale e il Ponte del Giubileo (o Ponte Cesare Battisti), realizzato nel Trecento, distrutto durante l’occupazione nazista nel 1945, sostituito da una struttura in cemento e ferro e poi ricostruito in modo fedele all’originale e inaugurato nel 2000.

Cosa vedere a Pontremoli, la porta della Lunigiana

Il Castello del Piagnaro e l’eco della leggenda

Indiscusso simbolo di Pontremoli è il Castello del Piagnaro che veglia sull’abitato dalla sommità di un colle in zona nord.

Fortezza militare presumibilmente edificata nel XI secolo, era parte integrante del sistema di difesa cittadino, insieme a mura e a torri ormai scomparse, mentre oggi, con la struttura modellata da rifacimenti e restauri, è inserito nel circuito Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli e ospita, al piano inferiore, il suggestivo Museo delle statue stele lunigianesi, una preziosa raccolta di “figure umane stilizzate” ricavate dalla pietra arenaria e plasmate dalle antichissime popolazioni che risiedevano in Lunigiana tra il IV e il VI secolo a.C.

Rinvenute nel corso degli anni in varie zone della storica regione, sono tuttora avvolte nel mistero, anche se si ipotizza rivestissero il ruolo di monumenti funebri.

Cosa vedere a Pontremoli, la porta della Lunigiana

E poi mi piace concludere il mio racconto su Pontremoli con la leggenda del Lupo Mannaro, il cui eco e lamenti riecheggerebbero ancora oggi, durante le notti di luna piena, tra gli stretti vicoletti ai piedi del Castello.

 Fu nel corso dell’Ottocento che si diffuse la credenza che il temibile “lupomannaio” uscisse allo scoperto e si aggirasse indisturbato tra il castello, il quartiere popolare e i palazzi settecenteschi, semimando sgomento e “facendo tremare le ginocchia“.

Mezzo uomo e mezzo cane, ulula e piange, spesso in compagnia di cani randagi: guai a incrociare il suo sguardo poiché sarebbe la fine.

Meglio rifugiarsi in casa: il Lupo Mannaro, infatti, non può salire più di tre scalini.

 

Articolo e Foto di Flavia Cantini

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