cosa vedere a bolsena

Cosa vedere a Bolsena

In questi ultimi anni ho scoperto Bolsena nell’alto Lazio, e, in giugno, per una decina di giorni affitto sempre un grazioso appartamento nella rocca, per godermi l’estate non ancora troppo calda e l’acqua del lago non troppo fredda. E ci sono tornata spesso anche per un breve fine settimana. Non è lontana da Roma, in un’ora e mezza di auto si raggiunge questa bella cittadina della Tuscia Viterbese, percorrendo la Cassia che passa ancora tra campi e lago, il più grande lago vulcanico d’Europa.

Inoltre, facendo base a Bolsena, si possono visitare Viterbo, Orvieto e Civita di Bagnoregio. Città belle e interessanti. bolsena tramonto su lago

Cosa vedere a Bolsena

Il Lago e la natura

Il nome antico è Vulsinio, un apparato vulcanico con sette crateri che, svuotatasi la “camera magmatica”, è sprofondato creando una ampia depressione circolare che si è poi riempita con le acque del lago. L’ambiente naturale è quasi completamente incontaminato ed è uno dei pochi laghi italiani del tutto balneabile, come si dice “è un lago che si beve” e ha permesso lo sviluppo di alghe, piante e animali subacquei quasi interamente scomparsi in altri laghi. Specie autoctone di pesci sono il luccio, la tinca, il latterino, il coregone, il gambero di fiume e il granchio d’acqua dolce.

Sabbia nera, acqua blu, boschi verdi, l’area è frequentata da aironi cinerini, folaghe e morette, svassi e anche cormorani che svernano nella zona, e poi si incontrano eleganti cigni a breve distanza dalla spiaggia. Passeggiando sulla riva, a volte, si viene accompagnati da “papere” – io le chiamo così, sono tutte papere o quasi – a volte anche da oche che, quando fa troppo caldo, si vanno a riparare sotto i lettini dei bagnanti. Le due isole del lago, Martana e Bisentina, sono l’habitat del gabbiano reale, mentre i boschi ospitano il velocissimo falco pellegrino. Insomma, per chi ama camminare e osservare la natura e gli animali, lo spettacolo è davvero ricco.

Il vero rischio per questo delicato equilibrio biologico è rappresentato da abusivismo edilizio, pesca mal regolata, residui di fertilizzanti agricoli, sistema di fognature che funzioni male nella raccolta delle acque nere. Insomma, l’inquinamento batterico è sempre in agguato e si spera che le amministrazioni locali si facciano carico di questa responsabilità per difendere un patrimonio così importante.

Le atmosfere di Bolsena

Io, che sono più “cittadina”, ma senza mai disdegnare sole, bagni e altre attività, mi sono sempre dedicata alla scoperta del borgo e dei suoi monumenti. E una volta esaurita la parte storico-culturale è assai piacevole passeggiare in alto nella rocca o in basso tra casette e stradine o sul lungolago, scegliendo la giusta sosta per un aperitivo, un negozio da esplorare – ce ne sono diversi da visitare– e un ristorante per una buona cena. Da provare Casa Patrizia e il Moro, chiedendo un tavolo proprio sull’acqua per dare qualche crosta di pane alle papere che arrivano speranzose in un supplemento di cena, e per godersi un tramonto davvero bello.

Lungolago

Offre spazi, spunti, scorci suggestivi e relax. Dalla Piazza del Comune  che ospita anche l’Ufficio del Turismo, parte un bellissimo viale di platani che giunge alla rotonda sul lago, da dove partono passeggiate e attività nonché caffè e ristoranti.

palazzo comune bolsena

Durante il giorno – ci sono alberghi dentro e fuori la cittadina, camping, stabilimenti balneari – a parte le passeggiate e la pesca, si può prendere una barchetta, un pedalò, un kayak ed esplorare spiagge e insenature dove fermarsi per un bagno o un aperitivo. C’è Riva Verde, stabilimento piacevole e completo di tutto, pranzo incluso, che offre un rinfrescante prato verde dove sostare su lettini e sedie a sdraio sempre in compagnia di papere ed oche. Da questa estate 2023 offre anche stanze e appartamenti per soggiorni. Non manca l’agriturismo, un paio di chilometri nell’entroterra: Borgo Podernovo, un insieme di strutture in pietra di diverse dimensioni, appunto a formare un borgo tra gli alberi, con spazi esterni per godere il fresco e una grande piscina.

Gli insediamenti turistici e abitativi sono concentrati nei pressi dei tre borghi rivieraschi: Bolsena, Marta, borgo di pescatori con acque limpidissime e Capodimonte con la bella rocca Farnese che saltuariamente viene aperta ai visitatori.

L’Isola Bisentina

E a proposito di aperture, l’isola Bisentina, la più grande delle due isole del lago, è stata ormai riaperta ai visitatori ed è molto piacevole la breve crociera per raggiungerla. Prende il nome dalla antica città etrusco-romana di Bisenzio situata davanti all’isola sulla costa, e conserva interessanti testimonianze storiche e artistiche.

isola bisentina bolsena

Il punto più alto dell’isola è il monte Tabor, così chiamato per voluta analogia con la collina di Galilea. Tre le cappelle da visitare lungo il percorso, edificate tra il XV e il XVI secolo: la cappella di Santa Caterina attribuita ad Antonio Sangallo il Giovane, la cappella del Crocefisso o del Monte Calvario con affreschi attribuiti alla mano di Benozzo Gozzoli, e infine la cappella della Trasfigurazione sul monte Tabor che contiene un affresco della Trasfigurazione attribuito alla scuola di Benozzo Gozzoli. Esistono altre cappelle ma non sono ancora aperte.

oratorio monte tabor

I restauri sono stati avviati dalla famiglia Rovati, attuale proprietaria, e sono concentrati, in questo momento, sulla grande chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo nei pressi della bella darsena liberty. Per la prima volta è stata aperta la famosa e misteriosa Malta dei Papi, ubicata sotto il Monte Tabor e citata da Dante nel canto IX del Paradiso come carcere degli eretici. Si tratta di un profondo cunicolo scavato nel tufo al termine del quale c’è una camera ipogea al cui centro c’è un pozzo, probabile cisterna in epoca romana, che riceveva l’acqua da una apertura circolare sovrastante. Per diverso tempo, nell’Ottocento di è parlato di questo luogo come uno degli accessi segreti al regno di Agarthi “l’inaccessibile”.

L’isola Martana

Prende il nome da Marta, il borgo situata sulla riva, è disabitata ed è proprietà privata, ma in passato è stata sede di un convento degli Agostiniani. Nel 535 è stata teatro della tragica vicenda di Amalasunta regina dei Goti che aveva preso il potere alla morte del padre Teodorico. Fin da allora una donna troppo volitiva e intraprendente non piaceva, quindi il cugino Teodato la portò con l’inganno sull’isola e qui la uccise.

Un po’ di storia

Tornando alla terraferma, le rive del lago erano popolate fin dal neolitico ospitando villaggi su palafitte; c’erano insediamenti nella età del ferro e del bronzo ma erano condizionati dalle variazioni del livello delle acque. In epoca etrusca sulle rive sorsero diverse città e Bolsena diventò sede del porto della potente città di Volsinii (Orvieto) che verrà distrutta dai Romani i quali, come ci racconta Plinio, trasferiscono la popolazione a Bolsena chiamata Volsinii Novi.

Durante il Medioevo c’è un periodo di declino a causa dei saccheggi di Longobardi e Saraceni nonché dispute per il possesso della zona. Papa Clemente VI inviò il Cardinale Albornozper riportare il lago e tutto l’area sotto il controllo della Chiesa. Siamo a metà del XVI secolo quando la Chiesa consolida i suoi domini, Montefiascone viene eletta sede vescovile e nel 1537 Papa Paolo III istituisce il Ducato di Castro – a breve distanza da Bolsena – e lo affida al figlio Pier Luigi Farnese.

In breve tempo i Farnese si insediano sulle isole del lago e nei vari borghi sparsi sulle rive puntando a sviluppare i centri, costruendo rocche, palazzi e residenze. A metà del Seicento Castro cade e il lago ritorna, ancora una volta, sotto il dominio della Chiesa che però opera per il meglio con il Cardinale Barbarigo, vescovo di Montefiascone. Nel Settecento il livello del lago si innalza notevolmente e diversi centri abitati scompaiono mentre altri vengono fondati, come Lorenzo Nuovo. Nel corso dell’Ottocento mazziniani e garibaldini appaiono e scompaiono, mentre nasce il Regno d’Italia, 1861, che ingloba tutta l’area del lago. Nel 1927 il lago entra a far parte della neonata provincia di Viterbo.

Brigantaggio a parte, sconfitto anche quello, l’economia del lago continua a reggersi su pesca e agricoltura, ma non è sufficiente e in diversi periodi si verifica il fenomeno della emigrazione verso il Canada e il Nordamerica e, nel dopoguerra, verso altre città italiane a cominciare da Roma.

Negli anni Cinquanta e Sessanta inizia un lento sviluppo turistico del lago e dei suoi borghi e paesi. Un’area che, negli anni, viene apprezzata sempre più, soprattutto dai paesi del nord Europa.

In realtà, quando si parla di Bolsena non si può prescindere dal lago e da una fitta rete di paesi, di siti archeologici (Ischia di Castro), di riserve naturali (parco di Turona), di musei territoriali, naturalistici, geologici e di altra natura quali museo del vino, della terra, del fiore, della preistoria, del brigantaggio, del costume farnesiano.

Parliamo di un sistema museale diffuso nella Tuscia laziale, istituito nel 2000 in modo capillare tra città e borghi del circondario lacustre e rappresenta un punto di partenza fondamentale per una integrata scoperta e interpretazione del territorio.

Bolsena, la Rocca, il Palazzo

Il quartiere medioevale di Bolsena è situato in alto nel borgo antico. Case di pietra, pavimentazione in ciottoli, stradine che salgono e scendono, molto fascino e una vista strepitosa sul lago e sui tetti rossi del paese più in basso.

quartiere castello bolsena

Sulla piazza della Rocca si erge imponente il palazzo Monaldeschi della Cervara (XII-XV secolo) parte del Museo Territoriale dal 2011, con una lunga scalinata il cui cancello è custodito da due busti in pietra rossiccia, un uomo barbuto e una donna, che portano sul capo ciotole in pietra ornamentali con piante grasse. Di fronte c’è la Rocca Monaldeschi omonima o Castello (XIV -XV secolo) sede del Museo fin dal 1990 e la bella torre dell’Orologio.

palazzo monaldeschi della cervata

rocca monaldeschi della cervata

Le due strutture ospitano varie sezioni museali dedicate alla storia dei vari insediamenti, alla ricerca archeologica sul territorio, alle testimonianze e ai relitti del lago di Bolsena, all’arte del merletto di Orvieto. Si parte dalla preistoria, fase etrusca, conquista romana, la città di Volsinii, l’abitato del “Gran Carro”, assai importante, un insediamento sommerso rinvenuto nel 1959 dagli studiosi presso la sponda orientale del lago di Bolsena, e vengono ancora effettuati scavi e ricerche subacquei che stanno dando risultati notevoli. Il Museo nella Rocca è assai ben strutturato e ricco di contenuti come di tabelle, didascalie e illustrazioni. Prima di uscire, sugli spalti del Castello una sosta per ammirare il panorama.

sarcofago romano bolsena

Nel 2017 nel Palazzo si è aggiunta la sezione medioevale e rinascimentale, mentre nella Rocca ha trovato posto anche un acquario didattico d’acqua dolce. Infine, nel 2018 è stata realizzata anche la vecchia cantina nel sottosuolo del Palazzo completa di oggetti (prestati) che, tra pannelli e didascalia, possano “parlare” delle loro funzioni.

Da non mancare le vetrine che espongono i ricami e i merletti, Arte preziosa e quasi estinta. Il merletto di Orvieto nasce nel 1907 per opera della contessa Maria Vittoria Faina Mayo che conosceva i filati e i merletti d’Irlanda. Insieme con la cugina fonda un patronato attraverso il quale creare lavoro e mercato per le donne e per le famiglie contadine che versano in condizioni disagiate. Modifica la tecnica del merletto d’Irlanda e prende spunto dai disegni di Lorenzo Maitani che nel 1320 ha disegnato i bassorilievi della facciata del Duomo di Orvieto. Nasce così l’Ars Wetana che per anni, fino al 1978, crea meravigliosi merletti e lavoro per le donne. Nel 1995 l’Associazione “Bolsena ricama” riprende la lavorazione del merletto creando una scuola che punta ad affermarsi sempre più in Italia e all’estero.

La chiesa di fronte al Castello dedicata a San Salvatore, nonostante l’aria antica in stile romano-gotico, così voluta per imitazione della vicina Rocca, è solo del 1900.

merletto di orvieto

Una passeggiata nel paese in basso: palazzi, chiese e altro….

Scendendo verso il paese – una discesa ripida, passando davanti al Palazzo del Drago -assai gradevole in un giusto mix di antico e moderno, ma non troppo, si passa da Porta Fiorentina, porta di ingresso alla città, dove comincia via di Porta Fiorentina, la più antica, con negozi di alimentari, trattorie – Da Picchietto con giardino interno – bar e vinerie, negozi di abbigliamento, un fornaio con una ottima pizza. Una fermata in piazza San Rocco è necessaria, non solo per l’ottima norcineria giusto sull’angolo, ricca di possibili “assaggi”, ma per vedere la bella fontana del Comune o di San Rocco, così chiamata in memoria del santo passato di qui mentre percorreva la via Francigena tra Siena e Roma. Alle spalle della fontana, abbellita dal cardinale Giovanni de Medici alla fine del Quattrocento, c’era l’Ospizio della Corona, luogo di sosta e pernottamento.

via di porta fiorentina bolsena

Accanto alla fontana c’è il bel Palazzo Cozza Caposavi, eretto verso il 1561 come dimora personale del Cardinale Tiberio Crispo governatore di Bolsena. In seguito, allontanato il cardinale da Bolsena, il palazzo venne diviso tra le due famiglie Cozza e Caposavi. A metà del Settecento il Palazzo ingloba anche l’Ospizio della Corona. Al piano terra una enoteca dove fare una sosta gustosa. Nei due piani superiori ci sono originali i pavimenti in cotto, le decorazioni di pareti e soffitti e una lunga esposizione di mobili, quadri e suppellettili.

palazzo cozza caposavi

enoteca palazzo cozza caposavi

Proseguendo la passeggiata lungo Corso Cavour si arriva all’altra porta di San Francesco in piazza Matteotti, affiancata dall’omonima chiesa costruita nel XIII secolo per volontà della famiglia Monaldeschi della Cervara. Unica navata con affreschi attribuiti al Romanelli. Nella sua funzione attuale la chiesa ospita compagnie teatrali, concerti, cantanti, compagnie di danza, convegni e anche il Festival Barocco.

A chiudere la piazza c’è il palazzo del Comune con l’ufficio del Turismo e al di là dell’incrocio con via Cassia, si apre un bellissimo viale di platani che arriva fino al lago. Ne ho già parlato, ma è talmente bello, soprattutto a giugno quando c’è la Festa delle Ortensie che adornano l’intera città e il viale….

La strada continua con Via della Repubblica, più moderna, con bar e negozi – da visitare Terra e Fuoco, proprietaria Susanne – e che termina davanti alla Collegiata di Santa Cristina. Secondo la tradizione cristiana e una lunga leggenda, Cristina era una giovane fanciulla martirizzata durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano, inizi IV secolo. Attorno al sepolcro della santa, o indicato come tale sotto la Basilica stessa, era sorta una vasta catacomba paleocristiana. Le scoperte archeologiche condotte attorno al 1880 nella grotta sotto la Basilica hanno accertato che la venerazione di Cristina risale al IV secolo, mentre nel VI secolo la sua immagine appare nei mosaici ravennati di Sant’Apollinare Nuovo. Altri luoghi di culto a lei dedicati sono sorti a Roma, a Capena, lungo la via Francigena e in Catalogna.

collegiata santa cristina

Un piccolo gioiello, ma piuttosto sconosciuto, è la chiesa della Madonna dei Cacciatori che sorge appena fuori le mura medioevali di Bolsena. Appare come una piccola chiesetta di campagna, un Oratorio del XV secolo, ma l’interno è interamente affrescato. Chiusa per anni ha subito lavori di restauro che le hanno restituito la bellezza. E’ stata riaperta nella estate del 2019.

Ancora una visita importante a Palazzo del Drago, – dove è vietato fotografare quasi tutto, ed è richiesta la prenotazione per la visita – imponente complesso architettonico del Cinquecento, con un bel giardino e una scalinata monumentale, che sorge nel vecchio borgo di Bolsena, in via delle Piagge, a tutt’oggi residenza privata del principe Ferdinando Del Drago. Costruito tra il 1533 e il 1561 per volere del Cardinale Tiberio Crispo, che amava la bellezza e le belle residenze, chiamando artisti e architetti dell’epoca a lavorare: Simone Mosca e Raffaello da Montelupo, Prospero Fontana per le pitture. Il palazzo è stato frequentato da Papi e aristocratici come Alessandro Farnese e Margherita d’Austria, da artisti come Balthus e Cy Twombly.

Scomparso il Cardinale Crispo il palazzo diventa proprietà della famiglia Cozza e Caposavi e quindi, a metà del XVII secolo, degli Spada che ne restano i proprietari per oltre duecento anni. Nel 1894 il palazzo passo ai Principi del Drago che hanno avuto grande cura della residenza con restauri e ristrutturazioni per sanare i danni della guerra. Importanti la Sala dei Giudizi e la Sala del Baccanale con scene della storia di Alessandro Magno, della creazione di Roma, di Amore e Psiche.

giardini palazzo del drago