Borgo Val di Taro

Alla scoperta di Borgo Val Di Taro

sorpresa dell’Appennino Parmense

A me piace molto anche andare alla scoperta di quei territori “meno battuti” che si rivelano poi piacevoli sorprese da ricordare.

Ed è questo il caso di Borgo Val di Taro (o Borgotaro), nel cuore dell’Appennino Parmense dove l’omonima valle unisce l’Emilia Romagna con la Liguria e la Toscana, che ho raggiunto comodamente in treno da La Spezia con un’oretta di viaggio.

Borgo Val di Taro

Le prime sensazioni che mi ha trasmesso (forse complice la giornata di pioggia), appena scesa dalla stazione e mentre percorrevo a piedi il tragitto che separa la zona più moderna dal centro storico, sono state quiete, tranquillità, semplicità e autenticità, confermate poi dall’ingresso nell’antico borgo, punto di riferimento dell’intera valle, plasmato dai resti di quello che fu un importante castello e che oggi torna alla mente nella muratura che coincide con l’oratorio della Chiesa di Sant’Antonino e il Museo delle Mura.

Una passeggiata nel borgo medievale

Borgo Val di Taro

Ed è proprio il borgo medievale il fiore all’occhiello di Borgo Val di Taro, ideale per una passeggiata senza fretta in un’atmosfera lontana dalla confusione e dal traffico intenso.

Qui, scorcio dopo scorcio, lo sguardo incontra le “chicche da non perdere” a partire dall’appena citata duecentesca Chiesa di San’Antonino in stile romanico, custode di un pregevole organo Sarassi del XIII secolo tutt’ora funzionante e dipinti di grande valore tra cui merita una menzione “L’Annunciazione” collocata nel presbiterio, una delle opere più rilevanti del paese, realizzata nel Seicento.

Non da meno è la Chiesa di San Domenico, della fine del XV secolo, a tre navate in pietra con archi gotici, che conserva a sua volta tele di spicco nonché la statua in legno dorato e intagliato della Madonna del Rosario del XVI secolo.

E poi, i palazzi storici: sì perché le vie rettilinee del borgo pullulano di edifici che non passano inosservati come Palazzo del Pretorio dal bel loggiato, oggi sede municipale, Palazzo Tardiani (ex ospedale vecchio) in Piazza XI Febbraio, restaurato dalla Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno, Palazzo Manara, Palazzo Bertucci, Palazzo Celi, Palazzo Molinari e Palazzo Pineciardi.

Un paragrafo a parte, invece, per Palazzo Boveri, tra Via San Domenico e Via Nazionale, che, nel settembre 1714, ospitò la Regina di Spagna Elisabetta Farnese e che, per l’occasione, venne impreziosito da fregi a stucco in cui risaltano gli stemmi di Borgotaro con accanto quelli dei Borbone e dei Farnese e delle famiglie che diedero un contributo quali i Boveri e Pineciardi.

E, sempre a proposito del passaggio della Regina, nel giardino pubblico di Piazza Duca D’Aosta, vicino a Piazza Verdi, ecco il monumento a lei dedicato, con lapide commemorativa sulla base rettangolare adornata da due volute che sorreggono un grande medaglione con il ritratto di Elisabetta.

Ma non è ancora tutto.

In Piazza Farnese svetta il maestoso Arco della Famiglia Bertucci, con su scritto “ Doctor Alexander Primo Bertuccius Anno Christi Ortus Posuit Sept. Post Saela Dece”.

La Città Slow del Fungo Porcino

Borgo Val di Taro

Con vero interesse ho scoperto che Borgo Val Di Taro appartiene al circuito Città Slow ed è il “regno del fungo porcino”, una caratteristica che lo rende meta ambita per quanto riguarda gastronomia, buon cibo, cultura e tradizione, basti pensare alla “Sagra del Porcino” in settembre e al curioso “Museo del Fungo Porcino” allestito all’interno del Museo delle Mura, sede di eventi e mostre nonché dell’Ufficio Turistico.

Si tratta di un museo inedito che va ad arricchire l’offerta dei “Musei del Cibo di Parma” con un’ulteriore sede ad Albareto, comune a pochi chilometri da Borgotaro, lungo la “Strada del Fungo Porcino”.

Il percorso espositivo racconta il prezioso simbolo del territorio partendo dal Bosco (con le varietà del fungo, gli habitat e gli areali di diffusione), passando per la Raccolta (con il cercatore di funghi, il porcino nella Storia, le credenze popolari), la Lavorazione (con la raccolta, l’essiccazione e la conservazione, e le imprese di trasformazione), la Tavola (con il porcino nella gastronomia, ricette e ricettari tipici), per arrivare al Fungo nella cultura (letteratura, arti figurative, cinema, favolistica, grafica pubblicitaria, spot e curiosità).

Borgo Val di Taro

Rimanendo in tema, consiglio una sosta, in pieno centro storico, alla Bottega del Fungo dove acquistare le primizie di una zona d’eccellenza per i prodotti tipici: funghi porcini essiccati, sott’olio, salse, mirtilli sciroppati, la “giardiniera”, birre, pasta e confezioni regalo.

Inoltre, tutti i lunedì mattina, un’altra occasione per gustare il meglio dei prodotti dell’Appennino Parmense è il Mercato Contadino.

Borgo Val di Taro la ricordo come una “località del buon vivere”, perfetta per accostarsi a una realtà autentica, densa di sapori e profumi, di specialità gastronomiche (ricordiamo anche il fungo prugnolo in primavera), e di sentieri e boschi che invitano a rilassanti escursioni e trekking costeggiando limpidi torrenti.

Per concludere, ma non per ultimo, dal centro di Borgo Val di Taro parte il progetto “MutaMenti“, una serie di pitture murali di artisti locali che coinvolgono i quartieri e le frazioni con immagini di illustri personaggi nati oppure vissuti in loco.

 

Articolo e Foto di Flavia Cantini

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